Quando giocava lo chiamavano Black Hole, il Buco Nero. Motivo? Se gliela passavi in post basso non la rivedevi più. Forse di propensione al passaggio ne aveva poca, ma Kevin McHale era lo stesso roba per palati fini. Lo dice la memoria, lo confermano le immagini, per quanto datate e se mai ce ne fosse bisogno lo ribadisce la biografia. Il McHale giocatore non si discute. Punto. Il dirigente invece sì. Eccome se si discute. Quest’uomo è in sella nel Minnesota dal 1995. Anno in cui scelse Kevin Garnett. Grande mossa. Peccato che ne abbia sfruttato malissimo l’enorme talento. In dodici anni ai Wolves Garnett è arrivato una volta in finale di conference. Una. L’unica che aveva compagni decenti. Al primo anno a Boston, subito campione Nba. Dal confronto con Danny Ainge McHale esce con le ossa rotte.
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