Le follie del Pre Draft Camp

Non c’è nulla da fare. Ogni anno, di questi tempi, l’Nba impazzisce. Prende armi e bagagli e si trasferisce in forze a Orlando, dove va in scena il Pre Draft Camp. Qua giocatori di livello medio-basso si sfidano in partitelle d’intensità selvaggia di cui in realtà non frega niente a nessuno. Perché tutti vogliono vedere le misurazioni, solo quelle. A Orlando l’Nba si munisce di metro e bilancia e viviseziona tutti i migliori prospetti, annotando altezza con e senza scarpe, peso, percentuale di grasso corporeo, estensione delle braccia in verticale e in orizzontale, esercizi di velocità e agilità e sollevamento pesi. I risultati interessano a tutti: scout, gm, agenti, tifosi. Ormai il livello di attenzione ai dettagli è maniacale. Per cui si presta talmente tanta attenzione alla lunghezza delle braccia di un giocatore da perdere di vista la domanda fondamentale: sa giocare? E quindi succede che uno alla Saer Sene va al primo giro solo perché è un atleta assurdo. Da qualche anno le misurazioni vengono pubblicate in anteprima su Draft Express, che più che un sito internet è ormai la bibbia di tutti gli amanti del Draft. Quest’anno Draft Express ci ha regalato uno splendido articolo sulla storia delle misurazioni, con chicche assolute. Da leggere, per scoprire – o ricordare – cosa disse nel 1991 Larry Johnson quando fu misurato a 1.96 a piedi scalzi invece che a 2.01 come accedeva al College. O di come Elton Brand stupì tutti con la combinazione braccia lunghe – collo corto e convinse Jerry Krause a sceglierlo al numero 1 nel 1999. Il Camp di Orlando regala miracoli assoluti, di solito al contrario, per cui è un classico l’ala grande misurata a 2.03 al College che alla prova dei fatti scende di almeno 3-4 centimetri. Ma c’è anche chi esagera: indimenticabile Byron Houston, sosia di Charles Barkley, alona da Oklahoma State con la sinistra tendenza a bisticciare con la legge, che scese da 2.01 a 1.93. Mitico. Mai però al livello di Oliver “Me li mangio tutti” Miller, sulla carta un centro ma con mani da sarto, misurato a 2.00 e soprattutto pesato – si suppone alla maniera dei tir – sull’orlo dei 160 chili, con il 22% di grasso corporeo. Più adatto al sumo che all’Nba, dove peraltro avrebbe soggiornato anni, sfiorando anche l’Anello nel 1993. Indimenticabile il suo commento: “Questa bilancia è rotta”. Tutto da leggere.

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