Il sogno infranto

Lungo il Viale dei Sogni Infranti c’è di tutto. Ovunque le ossa di vecchi e giovani rotte dopo aver cozzato con la realtà. C’è una generazione di fenomeni, da Stockton a Malone, da Ewing a Barkley, che non si è mai messa un anello al dito perché ha trovato un Cannibale di nome Michael sulla sua strada. Ma questa è storia che ricordano tutti. Il Boulevard of Broken Dreams ospita anche altro. Storie minori, a volte invisibili. Ed ecco che nascosto tra i cespugli, quasi invisibile alle luci della strada, c’è un progetto molto intrigante che è sempre rimasto nel cassetto. E a questo punto è probabile che non ne esca mai. E’ la visione che ebbero i Los Angeles Clippers tra il 2004 e il 2005: il backourt del terzo millennio. Anzitutto Shaun Livingston, classe 1985, quarta scelta assoluta al Draft del 2004. Una specie di Magic Johnson delle High school americane, un grissino di 2,05 dal talento sconfinato. Un anno dopo, sempre dal Draft, stavolta col numero 12, ecco il suo degno compagno di merende: Yaroslav Korolev, guardia russa di 2,06 di cui si diceva solo bene. Insieme avrebbe dovuto creare un tandem eccitante: giovanissimi, altissimi, atletici, completi. Un sogno, appunto. La storia racconta come finì la corsa, direbbe Guccini. Livingston: il ragazzo fa intravedere quello che sa fare, ma in tre anni si infortuna un po’ troppo spesso. Poi ad un certo punto fa proprio crac. Ginocchio. Su internet gira il filmato del suo infortunio: agghiacciante. Sta lavorando, speriamo di rivederlo. Intanto però è sparito Korolev, che a 20 anni è forse il più giovane fallimento della storia Nba. Ai Clippers, che restano una Franchigia a parte per visioni ma anche per decisioni, sono bastati 168 minuti di gioco in due anni per dirgli addio. Tornerà? Chi lo sa, di talento ne ha a sufficienza per farcela. Può farcela anche Shaun. Ma da qui a vederli mai insieme…


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