Sceriffo a fine corsa

 

Lo SceriffoLa squadra più profonda della Lega nel parco esterni? Facciamo Sacramento. Carestia invece tra i lunghi. Anche perché dopo aver timbrato il cartellino 830 volte in 12 anni sta finendo la corsa di Shareef Abdur Rahim (http://www.nba.com/playerfile/shareef_abdur-rahim/). Storia particolare, quella dello Sceriffo. Musulmano della Georgia, fu una star al college, a California at Berkeley, quella dei riot sessantottini prima e di Jason Kidd poi: primo freshman di sempre a vincere il titolo di miglior giocatore della conference, a venti e rotti di media. Tra parentesi la conference era la Pac-10, quella di Ucla e Arizona, mica il dopolavoro. I venti e rotti, conditi da rimbalzi e altre chicche, tornano d’attualità anche tra i Pro: cinque anni fantastici a Vancouver, unica luce nella notte perenne dei Grizzlies. E poi due ottimi ad Atlanta. Se c’è una certezza nella Nba, però, è che la reputazione di un giocatore non resta mai troppo ferma. Va su e giù come il Nasdaq, in funzione di quel tiro che hai preso o non hai preso in quella gara 6, del contratto che firmi, della salute delle tue ginocchia. Il percorso dello Sceriffo è netto. Ai playoff non ci arriva mai, altro che gare 6. Il contratto si fa pesante, perché davanti a 20 e 9 a sera di solito i gm non sanno dire di no, allargano i cordoni della borsa e spesso si mettono nei guai. Non c’è nulla di peggio di uno stipendio da superstar dato a uno che superstar non è. Quando anche la salute se ne va, l’oblio è dietro l’angolo. Somiglia molto alla storia di Steve Francis. Anche il finale è simile. Nel 2003 lo Sceriffo ha 27 primavere e 9 partite saltate in 7 anni. Un ironman. Anche no, direbbe Crozza. Da allora, in 5 anni tra Atlanta, Portland e Sacramento, ne salta 105. Ironia della sorte, sulla soglia dei 30 scopre per la prima volta che aria tira nei playoff. Non li aveva mai visti. Incredibile per uno del suo talento. Cosa gli è mancato? Banale: una squadra più forte. Ma è anche vero che le sue, di squadre, lui non le ha mai migliorate. Troppo ala grande nel corpo dell’ala piccola. Troppo soft. Troppe statistiche e poche vittorie. E alla fine anche troppa sfiga. Probabilmente siamo alle ultime fermate. So long, Sheriff (http://www.youtube.com/watch?v=RCVEQEjlQPk).

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